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SOLARIS (Lem, Stanislav)

Ovvero: il segreto di una fantascienza che funziona.

Come può un romanzo di fantascienza del 1961 risultare ancora fresco e leggibilissimo? Semplice: perché la tecnologia non è fine a se stessa (Solaris è un romanzo dell'anima prima di essere un romanzo di fantascienza!) e perché viene abilmente non-descritta.

Stanislav Lem usa la cornice della fantascienza per scrivere un'opera sull'essere umano. Guida il lettore a riflettere (senza mai calcare la mano) sulla vita, sulla realtà, sulla percezione e sull'infinito.

Riesce a creare un mondo surreale ma convincente, funzionante e dinamico. Chi ci vede una critica al marxismo (con il parallelo Marxismo = Solaristica) probabilmente ha ragione, ma io ho percepito una critica più profonda. Non tanto alla burocrazia russa quanto alla burocrazia in generale, al bisogno dell'uomo di catalogare, di ordinare e di razionalizzare un universo troppo complesso per lui... e un eccesso in tal senso è pericoloso come l'irrazionalità, poiché un eccesso di razionalità (appunto in quanto *eccesso*) è intrinsecamente irrazionale.

Il particolare che mi fa definire questo libro un capolavoro, e non semplicemente un ottimo romanzo, è il modo in cui Lem descrive e tratta la tecnologia. Nei romanzi di fantascienza, infatti, la tecnologia è cruciale. Il problema principale è che, solitamente, le mirabolanti visioni degli autori di fantasceinza si rivelano erronee... e l'opera perde presa e freschezza. La fantascienza anni '50, '60, '70, se letta ora potrebbe risultare perfino ridicola. Mi spiego meglio: Asimov (il santo padre della Fantascienza) non conosceva i microprocessori ed immaginava enormi calcolatori valvolari grandi come città. Per quanto quest'idea sia così retrò da risultare affascinante (esteticamente), era però sua intenzione descrivere un futuro il più realistico possibile. Putrtroppo, però, la tecnologia e la scienza sono imprevedibli, si evolvono secondo vie non lineari, ed è molto difficile immaginare (ed azzeccare!) quali saranno gli sviluppi... Allo stesso modo, molti racconti cyberpunk degli anni '80 risultano stucchevoli se letti adesso, magari perché presentano dettagli ridicoli: ne ricordo uno in cui si descrive un hard disk del 2020 con una capacità da un gigabyte. Per gli anni '80 un gigabyte era un sogno, ma non potevano prevedere che avremmo raggiunto (e superato di molto!) quel limite molto prima del 2020. Così anche la saga giapponese del robot Gundam punta tutto su un futuro incentrato su hardware ed elettronica, ignaro che invece avrebbe prevalso l'informatica e la programmazione ad alto livello.
Solaris invece non cade nel trabocchetto. Non si sofferma a descrivere la complessa tecnologia del futuro, ma vi accenna soltanto. In questo modo, il lettore non ha mai l'impressione di trovarsi in un romanzo di fantascienza retrò, e l'opera rimane attuale. Mi aspettavo, leggendo il libro, che prima o poi qualche particolare "ingenuo" (ad esempio un indicatore analogico e non digitale!) mi avrebbe sbattuto fuori dal mondo in cui Lem mi aveva avvolto con le sue parole. Ciò non è mai avvenuto. Non so se sia un preciso accorgimento dell'autore o solo una scelta casuale fortunata, ma tutte le apparecchiature e tutta la tecnologia non vengono mai descritte nel dettaglio, lasciando che sia l'immaginazione del lettore a completare le descrizioni. Così quando Lem parla di "archivio elettronico", probabilmente i suoi lettori degli anni '70 si sono immaginati delle schede perforate lette da un computer grande come una parete, mentre io mi sono immaginato le istanze di un database consultate con delle query.

Solaris è uno splendido enigma, e come tale viene lasciato irrisolto. Le considerazioni del capitolo finale sono da brividi: ricordo ancora con piacere (in quanto edonista dell'essere) l'atmosfera di l'insofferenza/rassegnazione che sono riuscite a creare in me.

Solaris su wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Solaris_%28romanzo%29

Il signor Lem su wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Stanis%C5%82aw_Lem

[foto CC-by-nc: hckyso]

 

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