l'arte contemporanea ed il pratico sistema per vendere a prezzi colossali “opere” realizzabili e concepibili da chiunque.
Anche a causa del sensazionalismo di cui fa fregio l’attuale sistema dell’informazione, il mondodell’arte si sta trasformando in modo sempre più preoccupante. Da temere è infatti la corsa sfrenata verso la bizzarria. La ricerca del “bello” tende sempre più a ridursi alla ricerca dello “stupefacente”. Ne consegue una drastica e sfacciata caduta dei contenuti: guardando all'attuale panorama dell'arte, pare che abbia più successo l'artista che stupisce, che gioca, che osa per il puro gusto di farlo, rispetto a quegli artisti che, oltre all'estetica, hanno in primis qualcosa da dire. Chi “muove le leve” ed i soldi, nel settore dell'arte contemporanea, vuole imporre un tipo di arte che per par condicio dovrebbe essere semplicemente tollerata e oggettivamente etichettata per quello che è: un estremismo. In quanto tale spesso presenta caratteristiche negative: (1) estrema facilità di concepimento, (2) facilità di realizzazione, (3) mancanza di contenuti elevati. Per capirci: siamo sicuri che solo un genio della sensibilità artistica concepirebbe certe opere?
Si sappia che durante gli ultimi anni della storia del mercato dell’arte sono stati considerati, presentati e venduti per cifre alte o addirittura astronomiche (in milioni di dollari o euro): - Animali o parti di essi conservati in formalina o impagliati. - Oggetti Ready-made di ogni genere (un opera Ready made è per definizione un semplice oggetto di qualsiasi tipo, spesso un articolo commerciale, quindi precedentemente prodotto in serie, distribuito e venduto, semplicemente estratto dal su contesto e presentato su un piedistallo) - Opere deperibili (con componenti alimentari o comunque biologiche) - Opere dichiaratamente prodotte in serie da terzi (artisti anonimi pagati come operai) e solo successivamente firmate dall’autore in causa.
Nel 2004 la famosa casa d’aste Sotheby’s ha battuto per 2.080.000 dollari un cavallo imbalsamato, opera di uno dei viventi italiani più attualmente più famosi. Il valore artistico che fa di questi oggetti opere d’arte dal valore inestimabile sarebbe contenuto nel modo personalizzato di presentarle o di rielaborarle e di installarle nel luogo dedito alla mostra o alla performance.
Grazie a questa tendenza la situazione è degenerata negli ultimi decenni, anche se l’avanguardismo è sempre stato protagonista del novecento. L’artista affermato e quotato sempre più raramente dimostra capacità rare, uniche, personali, caratteristiche o comunque lodevoli, ma il suo gesto viene comunque venduto come genio; si accentua ancora di più la sua figura come personaggio di spettacolo. È l’avvento di quello che prima era l’espressionismo astratto, l’informale, il DADA, la nostrana arte povera insieme a tantissime altre avanguardie (più recenti il minimalismo e l’arte concettuale). Si rileva un comportamento assurdo: quell'arte di rottura, provocatoria, che irrompe con fare rivoluzionario e in nome della libertà infrange le regole, resta poi presentata, offerta e imposta (dai critici) con fare accademico e formale, fino a soffocare altri tipi di arte che spesso non trovano più spazio. Ma perché elevare un'opera alternativa e alcune volte esageratamente provocatoria, o addirittura completamente gratuita, seguendo un ottica accademica? Semplice: per i soldi. Per il denaro, per il cash flow. Per convincere ancora più a fondo il pubblico, che nel frattempo è seriamente disorientato e confuso sull’idea del bello e completamente in balìa di chi si propone di consigliarlo. Perché nelle proposte concettuali lo spettatore deve sentirsi da meno per preparazione e capacità? E il mito dell’opera stessa deve essere prerogativa dell’artista, che dall’alto della sua genialità si concede spiegando i meccanismi assolutamente suoi, personali, per convincere del presunto valore intrinseco dell’oggetto mostrato? Come non rendersi conto che chiunque può approfittare di tale situazione (si ripensi agli esempi citati poche righe fa)? Si deve diffidare vivamente di chi vuole fare credere che l’arte contemporanea permetta l’affermazione di autori dotati per il mero valore del proprio operato. Non esiste menzogna più grave. Significherebbe rifiutare di vedere la fonte prima dei problemi all’interno della contemporanea.
Nicola Zinni Enrico Bacciardi
"Sono convinto che le opere dell'avanguardia d'oggi siano il frutto avvelenato di un degrado spirituale con tutte le conseguenze di una tragica perdita d'amore per la vita". Pietro Annigoni (Pittore di fama mondiale nato a Milano nel 1910 e scomparso a Firenze nel 1988)
Pubblicato in cartaceo presso: Kronstadt numero 31, anno IV