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Storiella da febbre numero uno |
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Stava steso fra l’erba e si crogiolava al sole come un vecchio rettile. Non troppo diretta, la luce, ma filtrata dalle foglie sopra di lui. Aveva gli occhiali infilati nel taschino della camicia. Guardava la luce tra le foglie degli alberi, in alto, in alto, in alto; e volava in alto anche lui, col suo sguardo intristito dalla miopia. Annusava l’odore della terra e sospirava. Risucchiava anche un po’ di catarro, ma senza tossire. Uno scoiattolo dalla coda paffuta andava su e giù lungo il tronco di un albero. Gli passava vicino, ogni volta, indaffarato, quasi senza notarlo. Del resto, lui era immobile. Ruotava gli occhi e guardava. Studiava le convessità del legno, Si rivolse quindi direttamente al vecchio: – Eh, nonno? Lo sai che ormai non capisci più un cazzo? Eh? Cosa volevi fare? Volevi farti un giro? – Poi, di nuovo alla ragazza –
Dalla "Dichiarazione programmatica delle Storielle da Febbre": La
nostra brevità è la nostra personalità. Solitamente non occupiamo più
di un foglio [...]. Tendiamo anche a non avere un
nome [...]. È l’osservatore ad attribuirci un significato: ogni senso trovato è giusto e perfetto, e ci fa un gran bene.>
[foto CC-by-nc-sa: kisses are a better fate than wisdom]
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