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Mendicanti e Jack London /2

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Mendicanti e Jack London

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Con gli occhi offuscati da lacrime di rabbia

17/10/2008

Sushi/ Storiella da Febbre numero tredici

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Notizie da Hong Kong (Sono sano cosi'?) /11

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Notizie da Hong Kong /8

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Notizie da Hong Kong /2

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Notizie da Hong Kong

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Storiella da febbre numero uno

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Sigarette /Storiella da febbre numero 18

15/02/2008

Crescita /Storiella da Febbre numero ventidue

25/05/2007

Quando l'avanguardia passa per il portafoglio, l'arte passa per lo scarico del cesso

19/05/2007

Nuove Letture. In pubblico. Senza vergogna.

04/04/2007

Una sega in un cesso /Storiella da Febbre numero ventinove

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Storiella da Febbre numero ventuno

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17/12/2006

Storiella da febbre numero uno

Stava steso fra l’erba e si crogiolava al sole come un vecchio rettile. Non troppo diretta, la luce, ma filtrata dalle foglie sopra di lui. Aveva gli occhiali infilati nel taschino della camicia. Guardava la luce tra le foglie degli alberi, in alto, in alto, in alto; e volava in alto anche lui, col suo sguardo intristito dalla miopia. Annusava l’odore della terra e sospirava. Risucchiava anche un po’ di catarro, ma senza tossire.

Uno scoiattolo dalla coda paffuta andava su e giù lungo il tronco di un albero. Gli passava vicino, ogni volta, indaffarato, quasi senza notarlo. Del resto, lui era immobile. Ruotava gli occhi e guardava. Studiava le convessità del legno,
gli ammassi di resina, le foglie cadute. Lo scoiattolo condivideva con lui quel momento. Faceva staccare delle foglie, lo scoiattolo, a furia di scorrazzare per i rami, e lui era grato allo scoiattolo, perché così poteva guardarle cadere. Molli, lente, danzavano qualche secondo su se stesse e poi si posavano a terra, a marcire. Un paio gli finirono sulla camicia, ma non le scostò. Era tutto a posto, in quel momento. Sperava che il sole non tramontasse mai, e che lo scoiattolo continuasse ad impegnarsi nelle sue faccende di scoiattolo, e a saltellargli attorno. Ma lo scoiattolo si stancò, e il sole iniziò a tramontare.
Una voce lo chiamò, da lontano.
– Nonno!
Finse di non aver sentito. Per quanto si sforzasse, però, il sole non invertiva il suo cammino, e lo scoiattolo non tornava.
– Nonno!
Alla prima voce se ne aggiunse un’altra, femminile.
– Dov’è?
– È là, fra l’erba…
– E come ha fatto?
– Speriamo che stia bene!
Allora si decise ad alzare la testa, ma restando immobile. Vide un ragno verde che gli si arrampicava sui pantaloni, all’altezza del ginocchio. Si dava da fare, con le sue otto
zampine, ancor più sottili dello spago, e pareva parecchio ostinato nel voler raggiungere il cucuzzolo della sua montagna, cioè la rotula, che sporgeva piccola e ossuta dalle volute dei calzoni.
Un ragazzo ed una ragazza gli arrivarono vicino. La ragazza si chinò su di lui e disse:
– Nonno, sta bene?
– Cazzo chiedi, – intervenne secco il ragazzo – non può
mica parlare.
Lui allora mosse le braccia, per quel che riusciva. Avrebbe voluto spiegar loro quanto fosse bello stare sdraiati a terra e guardare il bosco. Riuscì solo a risucchiare il catarro.
– Non sforzarti, nonno, – disse allora il ragazzo – sta tranquillo. Adesso andiamo a casa. Sta tranquillo! Ci siamo noi. Va tutto bene.
– Non dovevamo lasciarlo solo… – disse la ragazza.
– Dammi una mano a rimetterlo sulla sedia a rotelle.
– Poverino...
– Poverino 'sto cazzo, senti quanto pesa!
– Non parlargli così!
– Smettila di fare la sentimentale, che ti riesce male. E poi cazzo vuoi che capisca? Ormai è rincoglionito del tutto.

Si rivolse quindi direttamente al vecchio: – Eh, nonno? Lo sai che ormai non capisci più un cazzo? Eh? Cosa volevi fare? Volevi farti un giro? – Poi, di nuovo alla ragazza –
Vedi? Ha le gambe paralizzate e non capisce più niente. Punto. Chissà che sforzo che ha fatto per cadere giù… dovremo mettergli le cinghie…
Iniziarono a spingere la carrozzella. Non s’accorsero della lacrima che sfuggì al vecchio e gli rimase ad asciugare sulla guancia.

Dalla "Dichiarazione programmatica delle Storielle da Febbre":


La nostra brevità è la nostra personalità. Solitamente non occupiamo più di un foglio [...]. Tendiamo anche a non avere un nome [...].

È l’osservatore ad attribuirci un significato: ogni senso trovato è giusto e perfetto, e ci fa un gran bene.>

[foto CC-by-nc-sa: kisses are a better fate than wisdom]

 

 

Pubblicato online presso:
http://www.mupa.it/prosa


Pubblicato in cartaceo presso:
Vorrei vedere te (Antologia, OMP Editrice, ISBN 9788895762067)

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