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Notizie da Hong Kong (Punti Cardinali) /609/09/2008
Punti cardinali.
Sentirsi persi, una volta lontani da casa, credo sia una reazione piuttosto normale. Umana. Oppure, come direbbe Mr. Rende, na-tu-ra-a-a-le.
Se uno parte per una vacanza o per un viaggio breve è tutto ok. I riferimenti non servono. La sola idea di un ritorno fissato (magari anche oltre le solite 2 settimane) è il riferimento in sé e per sé. La certezza del ritorno abbastanza vicino rimane incosciamente viva, rassicurante, per quanto diverso e alieno possa essere il luogo dove si arriva.
Il problema si pone per i viaggi lunghi e “con obblighi”. Cosa intendo per obblighi? Ad esempio il fatto di rimenere vincolati ad un posto (per lavoro, famiglia, etc.). E' ben diverso spostarsi in libertà totale. Ma non voglio divagare. Volevo parlare dei punti cardinali... Dunque: Per la maggior parte del tempo, quando lascio il campus e vagabondo per Hong Kong, mi sento tranquillo. Lato positivo: è tutto differente!
I miei sensi sono voraci e ingoiano tutto. Sono avido del nuovo che mi sta attorno. Ricordiamoci che la percezione non è ricezione passiva, ma è azione. Non si tratta solo di ricevere dei segnali dai sensi: questi segnali saranno automaticamente interpretati e macinati dal cervello. In questa elaborazione sta il lato attivo della percezione.
A volte, però, specialmente dopo giornate movimentate, mi sento sfasato e perso. Forse il termine migliore è disperso. Lato negativo: è tutto differente! Sono privo di appigli. Lingua diversa, cibo diverso, ritmi diversi, umanità (molto) diversa... persino il senso di marcia nelle strade è diverso (maledetti inglesi). Magari, dopo aver passato ore a sentirmi il padrone di Hong Kong girando per vicoli squallidi e addocchiando gli hotel a 5 stelle dall'altra parte della strada, di colpo mi sento mancare la terra sotto i piedi. E' la mia percezione satura e stanca di dover interpretare un mondo nuovo.
Non è tanto l'Italia a mancarmi. Posso sopravvivere senza il cacciatorino di Varzi e l'aglio e olio. I riferimenti di cui la mia mente ha bisogno sono meno generici: il Klimo's o il Sottovento o il laboratorio di microcalcolatori II, per citarne alcuni. Voglio dire: sono i riferimenti della mia vita personale, non tanto la cultura italiana o le abitudini della nostra nazione. Gli amici, ad esempio. Uno potrebbe pensare: eh, ci credo che gli amici ti mancano a 12000 km di distanza... verissimo, mi mancano. Ma c'è qualcosa di più sottile: mi manca sapere di non poterli raggiungere facilmente. Lo so che è strano, ma è così. In Italia magari ci sono persone molto care che non vedo per mesi e mesi, eppure non mi mancano, perché so che tanto sono lì, raggiungibili, al massimo a qualche mezz'ora di distanza, in auto.
Quindi, citando Lenin a sproposito: che fare? Per fortuna c'è sempre gente in rete gente di buon cuore, che mi fa sentire tranquillo. E poi c'è la soluzione che sta sotto le suole delle mie scarpe: il campus dove vivo. In mezzo al verde. Col mare. Il silenzio. Guardo le barche muoversi lente attorno alla penisola di Sai Kung e sto bene :-)
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