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Un weekend come Cristo comanda.


In questo momento le cuffie mi buttano nel cervello l'album stiff upper lip degli AC/DC. Quando è partita la musica, la mia fellow Phd seduta qui a fianco si è voltata e mi ha guardato stupita. Il volume deve essere tale, dunque, da potersi percepire chiaramente anche attorno a me. E' l'una e venti di pomeriggio. Non ho ancora fatto colazione, mi sono appena rimesso in piedi.

 


 

 

Vorrei fare un rapido, freddo ed impersonale resoconto del mio weekend.

Oggettivamente.


E' iniziato tutto venerdì. Ero in giro da solo, un po' contrariato per vari motivi. Ho girato per Hong Kong e il mio inconscio mi ha portato a Hong Kong Island, a Wan Chai, quartiere che inizio a conoscere bene. Mi sono trovato in mezzo ai fighetti occidentali ben vestiti, e mi sono rabbuiato. Lo schifo che mi faceva l'idea di pagare una birra 3 o 4 euro, poiché acquistata in locale fico, ha definitivamente distrutto le mie remore nel fare il pezzente. Così ho iniziato a bere delle birre da due soldi, per strada, comprandole nei negozi Seven-Eleven. I Seven-Eleven sono ovunque: ne trovi uno ad ogni angolo. Ne ho visti anche due messi uno di fronte all'altro, su lati opposti della strada. Vendono cibo, alcol, giornali, riviste e cagate varie.


Ovviamente, dopo la prima birra, il mondo mi è sembrato migliore. Mi sono goduto la serata attaccando bottone con dei cinesi, discutendo di cose futili, spingendoli ad acquistare a loro volta della birre e berle per strada. Non troppo tardi, sono tornato a casa. E fin qui, tutto bene. Tranquillo.


Sabato ho conosciuto un tedesco che studia medicina ed è venuto qui per trovare la sua ragazza, che è di Hong Kong. La sera sono capitato col tedesco in un bar dove, dalle undici all'una, potevi comprare una birretta corona (col suo fettino di limone) per 10 HK$. Cioé 90 centesimi di euro.


Abbiamo bevuto una quantità disumana di birre. La gente era fottuta. Salivano a ballare sul bancone. La musica variava dal rock commerciale (AC/DC, appunto, ma anche roba anni '70) a del revival dance del cazzo.

Ma io ridevo e stavo bene grazie all'elevata alcolemia. Parlavo con il tedesco, con la morosa del tedesco, con le amiche della morosa del tedesco, con un culattone che non si sa bene perché s'è aggiunto al nostro tavolo (era simpatico!) e con un tizio di Singapore. Il tizio rideva divertito dalla scena degli sbronzi che urlavano e ballavano sul bancone. Diceva: se succedesse a Singapore, chiamerebbero subito la polizia.

Alcuni occidentali parecchio bevuti hanno iniziato a fare i pirla. Non solo salivano sul bancone, ma si toglievano gli abiti mostrando panze da muratore. Non sto parlando di adolescenti, ma di gente sicuramente ultratrentenne. Andavo a ordinare da bere e vedevo le mani dei baristi, rapidissime, balenare in mezzo ai piedi della gente sul bancone. Senza farsi calpestare le dita riuscivano a darti la birra e passare lo straccio. Mi domando: che senso ha passare lo straccio? Tanto c'è chi ci sta appoggiando sopra le suole delle scarpe!


Osservavo divertito e non mi rendevo conto di quanto stavo bevendo, anche perché quando il tedesco ha offerto una birra a me e una al tizio di Singapore ovviamente s'è innescata la pazzia del non poter smettere di offrire/ricevere.


A un certo punto uno di quelli che ballavano sul bancone s'è calato le braghe ed ha iniziato a ballare mostrando il cazzo a chiunque. E qui il tizio di Singapore ha smesso di ridere e m'ha guardato agghiacciato. Nessuno è intervenuto. Dopo un po' l'esibizionista s'è stancato e s'è tirato su i calzoni.

 

Alla fine sono andato via stortissimo, fermamente convinto di sapere in che direzione andare.

Ovviamente mi sono perso e alla fine, collassando, ho fermato un taxi per tornare a casa.

Domenica sera era festa. Festival di metà autunno: metropolitana aperta tutta la notte, massa di gente per strada e nelle piazze, spettacoli di danza e fuochi vari. Si mangiano dolcetti chiamati mooncake, pesanti come un pasto completo. Le famiglie si sono radunate nei parchi, formando gruppetti di gente con candele accese, lumini e braccialetti fluorescenti. Ho speso la mia domenica notte con un cileno, un grandissimo. Erano due mesi che non parlava spagnolo, pover'uomo, e con me si è potuto sfogare. Ha la mia età e sta facendo il viaggio della vita: partito a gennaio da Santiago del Chile, ha attraversato Russia, Mongolia e Cina fino ad arrivare ad Hong Kong. Mentre scrivo, è di nuovo in giro e si farà un pezzettone di Sud Est asiatico. Mi ha fatto un'analisi sociopolitica del sudamerica, ed era una cosa di cui avevo bisogno. Su Chavez in effetti avevo notizie troppo sparute e contrastanti, mi è servito parlarne con un sudamericano istruito e interessato alla politica.

(che sia chiaro che anche per il cileno di sinistra estrema, Chavez ha una buona impostazione socialista ma de facto è un dittatore)



Verso le tre di mattina eravamo a pezzi su delle panchine accanto a Victoria Plaza. Sfruttando i supermercati aperti di notte potevamo comprare mezzo litro di San Miguel per 9 HK$, che (potete verificare) sono 80 centesimi di euro. Il cileno le apriva con destrezza sfruttando gli spigoli del muretti. La sua destrezza diminuiva col passare del tempo. Dopo la sesta san miguel ho perso il conto.

Un supermercato stava chiudendo e io non mi sono fatto problemi a rilazare la serranda con le mie mani per entrare. Il cileno ha apprezzato molto questo gesto un po' estremo.

Alla fine sono tornato a casa sfruttando i mezzi pubblici, e mi sono sorpeso a pisciare contro una porta delluniversità. Dico, all'interno dell'università. Non un cancello.

Mossa da pirla: ci sono le guardie armate che girano, qui.

Ma non mi hanno sgamato.


Lunedì. Mi sono alzato alle otto e mezza, dopo aver dormito praticamente nulla. Ho beccato il tedesco e una ragazza svizzera. Siamo andati a Lantau Island a fare i turisti. Ho trovato curiosa e interessante l'idea di fare trekking e salire su una montagna parecchio alta... ma forse ero ancora sbronzo dalla notte prima.

Infatti dopo una mezz'ora sono collassato.

Era l'una di pomeriggio.

Sole a picco.

Niente alberi.

Sentiero in salita di brutto.

Mi sono fermato. Sudatissimo. Ho sciolto i capelli, e raccogliendoli per legarli mi sono accorto che erano bagnati. Parecchio bagnati. Era ovviamente il mio stesso sudore... e anche se ti siedi e ti fermi, non ti asciughi. E' Hong Kong!, mica Voghera. Così ho comunicato con la ragazza svizzera, che saliva tranquilla come una graziosa capretta di montagna. I quit. Non ce la faccio più. Salutami Peter! (il tedesco).

Tornato a casa sono collassato sul letto. Avevo sudato tutta la birra bevuta nelle ultime 48 ore.

La sera, ultimo giro per la città. Dopo 2 giorni di festa, molti negozi e locali sono chiusi. Ho mangiato un enorme piatto di noodles con i funghi, buonissimi. Birretta per accompagnare. Ho studiato quelli che camminavano per strada, chissà dove cazzo andava tutta sta gente. Mi sono allenato un po' a interpretare i morfogrammi cinesi delle insegne e dei menù. Per chiudere, tequilino da Castro's, un locale micidiale di cui prima o poi devo scrivere.


Così si conclude un weekend come cristo comanda.

 

 

 

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