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Mendicanti e Jack London /224/10/2008
Mendicanti e Jack London /2
Ancora due parole sull'opera autobiografica The Road (1907).
Il primo capitolo mi ha gia' dato tanto. Jack spiega come, da buon mendicante, egli sia stato costretto ad affinare il proprio talento di narratore. Raccontare storie e' fondamentale, infatti, per il buon barbone.
Scroccare qualche soldo o un pasto caldo puo' fare davvero la differenza fra la vita e la morte. Dunque Jack, per ottimizzare i profitti, deve essere abile nell'inventare di volta in volta la storia della sua vita. Obiettivo: intenerire o commuovere l'ascoltatore. Non basta una sola storia perfetta da ripetere ogni volta; occorre cucire la storia sul pubblico. Diversi ascoltatori, ognuno con in mano una moneta (o un pezzo di pane): serve una storia differente per ognuno di loro. Cosi' Jack e' di volta in volta orfano, marinaio sfortunato, disoccupato disperato in cerca di impiego
Nella mia vita reale mi e' capitato di sentire storie del genere. Solitamente, in Italia, le raccontano gli immigrati che cercano di rifilarti un accendino, un braccialetto o un pacchetto di fazzoletti di carta. Se ci parli, ti raccontano la loro storia... poi scopri che anche un tuo amico li ha ascoltati, e a lui ne e' stata raccontata una diversa.
Ogni volta mi sentivo parecchio a disagio, quando scoprivo che il disgraziato con cui pensavo di aver parlato in amicizia mi aveva mentito. Ma come?, mi chiedevo, io ti allungo la mano, ti chiedo da dove vieni e cosa fai, ti dedico la mia attenzione e la tua comprensione, e tu mi racconti delle stronzate? E inventi di sana pianta ogni volta che qualcuno e' cosi' gentile da chiederti notizie sulla tua vita?
Non capivo perche'. C'era che mi aveva spiegato: mentono sempre. Lo fanno perche' ti odiano, lo fanno perche' non ti rispettano.
Non e' detto. Forse lo fanno perche' hanno fame. Grazie ancora per la dritta, Jack!
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