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il richiamo dell'ASIA! /120/11/2008 |
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il richiamo dell'Asia (ho iniziato il progetto delle gitarelle fuori porta per vedere, annusare e toccare la realta' nel raggio di qualche centinaio di chilometri da Hong Kong)
Un aggiornamento. Il weekend passato (e mi decido ad aggiornare solo oggi che e' giovedi'...) sono andato a Shenzhen. Adesso che mi sono sistemato ho iniziato a pianificare un po' di gite fuori porta. Hong Kong e' un stato definito 'un hub tra l'Asia continentale e il Sud Est Asiastico'. E infatti e' cosi'. Il richiamo dell'Asia si fa ogni giorno piu' forte, lo ammetto. Tra una riga di codice e l'altra, o nelle didascalie delle immagini degli articoli (come questo) che leggo a tonnellate. L'Asia, non dimentichiamolo, e' entrata di forza nel mio inconscio da quando, bambino, ne tentavo disperatamente la conquista a Risiko. L'immensia Asia. Sette carri armati di rinforzo ogni turni, se la conquisti tutta - e non bastano per tenerla!
Sono partito sabato con E. (doveva esserci anche l'altra E., ma ha rinunciato per autolesionismo), coi visti per la Cina pronti. Ci sono mille modi per arrivare a Shenzhen da Hong Kong; abbiamo scelto il traghetto, che pareva suggestivo. Shenzhen e' la prima citta' che si trova partendo da Hong Kong e andando verso Nord, sulla terraferma. Dista solo una cinquantina di chilometri, ma in mezzo c'e' l'abisso culturale e sociale che separa Hong Kong dalla Cina continentale. Progetto: farsi due o tre giorni in tranquillita', ospiti del caro amico Brasiliano couchsurfer, e sbirciare in giro.
Il primo impatto e' stato molto tranquillo. Sembra proprio Hong Kong, mi dicevo, con le monete differenti ~su TUTTE le monete cinesi c'e' l'effige di Mao. Su tutte. Tutte.
Man mano che il tempo passava, pero', e la citta' si disvelava ai miei occhi avidi, le differenze fra Shenzhen e Hong Kong crescevano. Shenzhen e' una SEZ, cioe' una regione a statuto economico speciale (come Shangai). Vorrebbe essere come Hong Kong, ma non ci riesce ~e' ancora troppo cinese (e Hong Kong e' una SAR, regione automoma).
Pensavo fosse una citta' da mezzo milione di abitanti, o addirittura meno, siccome sulla cartina e' un punticino insignificante rispetto Guangzhou e Hong Kong. Ovviamente mi sbagliavo: e' una megalopoli da oltre 12 milioni di abitanti! (comprendendo la suburbia). Sono rimasto affascinato dalla sua umanita' varia e amalgamata... Shenzhen era una cittadina di pescatori fino agli anni '80, quando di colpo venne elevata al rango di SEZ. Immediatamente immigrati e uomini d'affari da tutta la Cina si trasferirono a Shenzhen, attirati dalle opportunita' del commercio. E costruirono un nugolo di edifici e palazzoni vari (ma pochi monumentali e costosi grattacieli, come Hong Kong) senza alcun gusto o piano regolatore. Almeno, questa e' l'impressione estetica che ho avuto io! Risultato: nugolo di culture diverse ammassate e conseguente spersonalizzazione. Mi e' stato spiegato che il cantonese e' parlato, di fatto, solo da una minoranza. E i bambini della nuova generazione parlano mandarino senza alcun accento particolare.
Mercati e folla dappertutto, in mezzo a una citta' dove gli edifici sembrano giustapposti senza criterio. A ben pensarci, una mancanza di personalita' cosi' marcata, alla fine e' un tipo di personalita'. Il cibo ha prezzi irrisori... per ben due volte sono stato portato in una bettola gestita da cinesi musulmani di etnia Uigur; la loro cucina e' speziata, non eccessivamente unta, e gustosissima. Ho anche mangiato in uno strano ristorante fake-brasiliano, dove da un megaschermo trasmettevano l'equivalente brasiliano del nostro buona domenica, e dove il mio amico cazziava i camerireri cinesi per come tagliavano la carne ~no, il coltello non va tenuto in quel modo! A Shenzhen c'e' una comunita' brasiliana, costituita fondamentalmente da piloti che lavorano per l'aviazione civile cinese, e dalle loro famiglie. Sono un mondo a parte: un piccolo villaggio isolato dentro la megalopoli chiassosa. Parlano brasiliano e inglese; di mandarino nemmeno una parola. Hanno le loro storie, il loro mondo, i loro pettegolezzi, e i loro destini s'incrociano coi destini dei cinesi solo per caso.
Finalmente ho visto un bambino cagare in mezzo alla citta'. Me l'avevano detto, i viaggiatori, che in Cina i bimbi defecano allegramente e senza problemi ovunque siano. In una strada trafficata, in mezzo alla folla, sul marciapiedi tra un negozio di abiti e uno di alimentari e bibite, c'era una donna accucciata. La donna teneva le mani giunte e le braccia allargate ad O. Il bambino, coi calzoni calati, stava appoggiato sulle braccia della donna come se fosse un vasino. E cagava.
Sabato notte E. ha avuto un'attacco di congiuntivinte lancinante, sfiga estrema per lei. Nel pieno della disgrazia e del dolore, senza medicine e senza saper parlare cinese, e' rientrata ad Hong Kong. Se fosse rimasta a Shenzhen sarebbe probabilmente stato peggio, visto che una volta messo piede a Hong Kong e' andata diretta in ospedale! Ovviamente io ed il brasiliano ci siamo impegnati a soccorrerla e ad accompagnarla al porto. O meglio: in uno dei porti di Shenzhen, dove il servizio ferry per Hong Kong e' non-stop nelle 24 ore. Ivi, in questo porto, ho vissuto una situazione particolare. Era sabato, notte fonda. C'era una marea umana incontenibile. I taxi erano in coda in una grande arteria congestionata, e costituivano i 9/10 del traffico totale. La gente si esprimeva con urla, visto che ogni taxista suonava il clacson senza sosta. Evitando i cinesi ubriachi che collassavano o vomitavano in maniera molto educata e composta, ci aggiravamo inebetiti dal casino. Donne di ogni eta' ci stavano alle calcagna, cercando di venderci vari oggetti o prestazioni con un'insistenza decisa ed eccessiva. Addirittura alcune mi hanno afferrato, per trattenermi, dicendomi cose in un misto incomrpensibile di cinese e crap english. Se invece ci avvinava un uomo era per offrirci un passaggio su un taxi illegale: ogni volta il brasiliano chiedeva il prezzo, contrattava in perfetto mandarino, poi rideva e diceva di no.
Sono rientrato lunedi' sera, tardi. Ho gia' i biglietti per andare in Vietnam durante le vacanze di Natale.
[foto CC-by-nc-sa: Daniel Wayne Armstrong] [foto CC-by-nc-sa: Randomwire]
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