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il richiamo dell'ASIA! (NordViet Notes) /209/01/2009 |
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NordViet Notes /1
(premessa + Hanoi: l'impatto) Premessa: Ho visto troppi film sul Vietnam durante gli anni '80, quando i registi USA stavano digerendo e rielaborando la guerra. Platoon, Hamburger Hill, Nato il 4 luglio, Apocalypse Now, Full Metal Jacket (da ragazzino sapevo a memoria gli insulti del sergente istruttore Hartman). Quindi Laos, Cambogia, Thailandia, Sumatra, Malesia... erano posti che avevo sentito soltanto nominare. Idee lontane, esotiche, ma completamente sconosciute. Il Vietnam invece era qualcosa di piu'. Il Vietnam era una chiave: un luogo mitico, sacro, un posto da avventurieri. E' colpa di quei bravi registi statunitensi, come ho gia' detto: guardavo i loro film a bocca aperta, incantato, e sognavo. Quello che ti si incunea fra i neuroni nell'infanzia, che tu voglia o no te lo porti dietro per sempre.
In effetti, e' cosi'. Sono arrivato ad Hanoi che era gia' buio. L'impatto con la citta' e' stato forte e sanguigno. Le strade sono strette e sporche, la spazzatura si ammucchia negli angoli. Il suono dei clacson e' una costante. Alcuni mezzi hanno installato dei clacson che suonano un motivetto, oppure suonano a ripetizione con un solo tocco (credo per risparmiarsi la fatica!). Il rumore del traffico si insinua persino dentro la cattedrale di St. Joseph, con tutte le porte chiuse. E' una chiesa grande, col rosone e tutto il resto, costruita nell'Ottocento secondo i crismi dell'edilizia cattolica europea. Eppure anche stando in piedi nella penombra della navata centrale, con le narici piene dell'odore dell'incenso, non mi illudevo di sentirmi in Europa. Il casino del traffico all'esterno mi ricordava costantemente dove mi trovavo.
Secondo un vecchio tedesco con cui ho parlato a Cát Bà Island, la mancanza di regole nel traffico e' essenziale ad Hanoi. La sua opinione e' che la citta' collasserebbe se la gente iniziasse a rispettare le regole della strada. In effetti nel centro le strade sono ancora strette e trafficatissime. Non esiste la metropolitana. I pochissimi semafori che ho visto, nel centro, avevano un display con dei numeri. Era un conto alla rovescia per i verde. Le moto allineate sulla linea bianca del segnale di stop sembravano davvero sulla linea di partenza di un circuito: ogni pilota teneva gli occhi fissi sul detto display, e smaniava tenendo la mano sull'acceleratore. La motorbike parte. Subito supera un autobus sulla destra, rischiando di travolgere una vecchia che si accingeva ad attraversare la strada. Suona prima di ogni incrocio. Il traffico e' tutto intorno e l'aria fredda del mattino mi tiene ben sveglio. O forse sono cosi' sveglio a causa dell'adrenalina? So solo che sono in mezzo al traffico pazzo di Hanoi con un vecchio elmetto militare sulla testa. L'istinto e' di stendere il braccio, bello teso, in direzione dell'Italia, e mostrare il dito. Ma preferisco tenere la mano ben salda sullo scooter, io sono uno prudente. Mi viene da ridere ma mi trattengo: non si sa mai che il vietnamita mi prenda per pazzo. Attraversare la strada, a piedi, spesso e' un incubo. Ho utilizzato la stessa tecnica che uso a Roma: cerca un contatto visivo. Avanzi lentamente e guardi negli occhi quelli che ti stanno venendo addosso, cosi' ti eviteranno. All'inizio ho quasi avuto paura: per me e' inusuale trovarmi fermo in mezzo ad una strada, immobile, mentre le moto ti passano davanti e dietro suonando il clacson. C'e' da dire che dopo qualche giorno ci si fa l'abitudine.
Nelle zone commerciali, ovviamente, tutto e' piu' occidentalizzato e persino le costruzioni sono diverse, piu' simili alle nostre e piu' globalizzate. Ma altrove, ad esempio nel quartiere vecchio o nella periferia nord, la citta' e differente. Alcuni edifici sono gradevoli da vedere: dipinti di fresco con colori accesi, i fiori sui balconi, i vetri puliti. Si tratta di edifici governativi, alberghi o case di ricchi. Ma sono rari. Generalmente, gli edifici tenuti meglio hanno per lo meno bisogno di una riverniciata. Quelli messi peggio, invece, quando li vedi ti chiedi come facciano a stare in piedi coi muri completamente scrostati, il cartone o la plastica appiccicati con lo scotch per tappare i buchi nei vetri, i porticati sudici precari ricavati incastrando lamiere e pezzi di legno. (seguiranno altre NordViet Notes...)
[Foto CC by Sally Anderson and mckaysavage]
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